giovedì 19 gennaio 2017

Tess dei d'Urberville, T. Hardy - 1891

La vita, nelle campagne dell'Inghilterra vittoriana, scorre tranquilla: solite asperità,  soliti soprusi, solite lotte per la sopravvivenza, solite ipocrisie religiose. Improvvisamente, la vita della famiglia Durbeyfield viene sconvolta; un parroco studioso di storia suggerisce al capofamiglia che il loro cognome risulterebbe una deviazione da D'Urberville, una storica famiglia nobile di ceppo normanno. Per reclamare la parentela, la primogenita Tess viene inviata dai D'Urberville più vicini, i quali, però, sono un ceppo di nuovi ricchi il cui unico rappresentante attivo è il giovane e lussurioso Alec; si innamora di Tess, non riconosce la parentela e la prende a lavorare alle sue dipendenze. La giovane finisce, quindi, dalla padella nella brace.
Si apre quindi lo scenario su una serie di disgrazie che lasciano la ragazza sola, disonorata ed esposta alle terribili intemperie della vita.
I temi sottesi al romanzo sono molti: la società,  perfida e cattiva e le chiacchiere delle gente, antagoniste principali ai protagonisti; l'inutilità della religione; la vita dura nella natura e tra i campi; l'amore.
L'amore viene presentato  in forme diverse: c'è quello dolce ma sconclusionato del padre di Tess verso la figlia, quello lussurioso del giovane Alec, quello puro ma troppo legato ad un mondo colto e astratto di Angel e poi quello di Tess. Quello della ragazza è un sentimento che si evolve e si arricchisce, cresce con lei fino a raggiungere il parossismo (come diceva sempre mio papà, l'amore è ciecA).
Il finale potrebbe lasciare l'amaro in bocca a chi vede Tess come un'eroina romantica; in realtà è in perfetta linea e tendenza con la visione del mondo di fine ottocento. 

☆☆☆\☆☆☆☆☆

Originalità della trama: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
Coinvolgimento del lettore: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
VM:☆☆\☆☆☆☆☆
Arricchimento culturale: ☆☆☆\☆☆☆☆☆

lunedì 2 gennaio 2017

L'avversario, E. Carrere - 2000'

L'ultimo romanzo che ho letto nel 2016, è il resoconto quasi giornalistico di un fatto di cronaca avvenuto nel 1993 in Francia. La vicenda narra di Jean Claude Romand, inquietante personaggio che, dopo avere mantenuto una doppia vita per 15 anni, trucida la sua famiglia e tenta il suicidio per paura che la verità venga a galla. Generalmente non amo questo tipo di indagine, ma mi hanno colpito molto due scelte dell'autore:
- Stile: Carrere racconta le vicende a partire dal suo personale punto di vista. Sottolinea le ricerche, le analisi, i carteggi, proprio come se stesse narrando i passaggi del suo lavoro e della sua indagine; si tratta di un punto di partenza originale e scevro da ogni piaggeria  verso il pubblico.
- Trama: il racconto non si esaurisce con un semplice epilogo ma prosegue seguendo il carteggio e le interviste degli amici di Romand durante la sua vita in carcere. Carrere dimostra così di essere interessato alla storia e alla sua prosecuzione in maniera intensa e genuina.
Ho avuto l'impressione che fosse eccessiva l'empatia tra autore e personaggio; l'indagine sembra quasi difendere l'efferatezza del male.

☆☆☆\☆☆☆☆☆

Originalità della  trama:☆☆☆☆/☆☆☆☆☆
Coinvolgimento del lettore: ☆☆☆☆\☆☆☆☆☆
VM: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
Arricchimento culturale: ☆\☆☆☆☆☆