La vita, nelle campagne dell'Inghilterra vittoriana, scorre tranquilla: solite asperità, soliti soprusi, solite lotte per la sopravvivenza, solite ipocrisie religiose. Improvvisamente, la vita della famiglia Durbeyfield viene sconvolta; un parroco studioso di storia suggerisce al capofamiglia che il loro cognome risulterebbe una deviazione da D'Urberville, una storica famiglia nobile di ceppo normanno. Per reclamare la parentela, la primogenita Tess viene inviata dai D'Urberville più vicini, i quali, però, sono un ceppo di nuovi ricchi il cui unico rappresentante attivo è il giovane e lussurioso Alec; si innamora di Tess, non riconosce la parentela e la prende a lavorare alle sue dipendenze. La giovane finisce, quindi, dalla padella nella brace.
Si apre quindi lo scenario su una serie di disgrazie che lasciano la ragazza sola, disonorata ed esposta alle terribili intemperie della vita.
I temi sottesi al romanzo sono molti: la società, perfida e cattiva e le chiacchiere delle gente, antagoniste principali ai protagonisti; l'inutilità della religione; la vita dura nella natura e tra i campi; l'amore.
L'amore viene presentato in forme diverse: c'è quello dolce ma sconclusionato del padre di Tess verso la figlia, quello lussurioso del giovane Alec, quello puro ma troppo legato ad un mondo colto e astratto di Angel e poi quello di Tess. Quello della ragazza è un sentimento che si evolve e si arricchisce, cresce con lei fino a raggiungere il parossismo (come diceva sempre mio papà, l'amore è ciecA).
Il finale potrebbe lasciare l'amaro in bocca a chi vede Tess come un'eroina romantica; in realtà è in perfetta linea e tendenza con la visione del mondo di fine ottocento.
☆☆☆\☆☆☆☆☆
Originalità della trama: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
Coinvolgimento del lettore: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
VM:☆☆\☆☆☆☆☆
Arricchimento culturale: ☆☆☆\☆☆☆☆☆
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